EsseriRock, aprile 2005

 


Spaziomusica/Spaziobruno

Daniela Usardi

Avevo già in mente l’articolo da scrivere: tutta un’altra storia… Poi sul tavolino disordinato del mio salotto ho visto questo libro. Come ho potuto trascurarlo? Bruno era un essere rock, dis-umano al punto giusto. Questo libro lo racconta, attraverso le testimonianze di tutti i musicanti passati per Pavia: i bluesmen nostrani e d’oltreoceano, i gruppi storici della provincia di Pavia, quelli che hanno scelto SpazioMusica come primo palcoscenico. SpazioMusica e il suo gestore sono stati l’icona della “resistenza” (in tutti i sensi) ed il simbolo di almeno un paio di generazioni, perché lì si imparava a suonare, sotto gli occhi degli studenti universitari, dei fancazzisti incalliti e birrafondai, degli intellettuali di sinistra (proprio come una volta…) e di quelli che di giorno lavorano in banca e la sera sfoderano sul palco gloriose Fender anni '70. Il libro è sapientemente diviso in sezioni ed è scritto dalle mani di tutti quelli che hanno voluto lasciare la loro impronta: Daniela Bonanni ha raccolto tutto quanto (racconti, ricordi, fotografie) ed ha confezionato un volumone da leggere a rate, in cui la nostalgia sfuma nel sorriso (perché Bruno ci ha fatto cagare sotto a tutti quanti, e quanto urlava stavi ben zitto…). Io ci voglio vedere un essere alieno (non umano, appunto), se non altro perché appartenente ad una razza ormai quasi estinta sulla terra; tutti siamo unici, è vero, ma Bruno riusciva ad essere, come si dice, “originale”, senza diventare una macchietta. Prendete Stalin e dategli un cuore (tipo il preside burbero che a scuola ti mandava fuori a calci, ma poi diceva ai tuoi che eri un bravo studente) , uno che "grunge" lo era già prima della moda delle camicie a quadri; diceva sempre che facevi della musica di merda, ma intanto ti lasciava suonare nel suo locale senza chiederti se portavi gente. Indipendente e “popolare” fino in fondo, anche in questo libro (edizioni Ferro, 15 euro !!!).
SpazioMusica era il nostro covo: lì pianificavi la tua esistenza, ovvero ti ubriacavi dimenticandoti dell’esame di domani, oppure ti ubriacavi dopo aver passato l’esame, oppure ti sognavi nei panni di una rockstar, o sbavavi per il chitarrista/la cantante di turno. Il bello è che tutto questo è rimasto: perché è diventato la tua vita.