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Spaziomusica: emozioni a più voci
Linda Lucini
È un libro che è nato dal vuoto, quello lasciato da Bruno Morani. E allinizio doveva essere soltanto la testimonianza affettuosa di chi voleva raccontare chi era stato quel pavese dagli occhi curiosi e dalla barba bianca. Invece "Storie di Spazio / Spazio di storie", a dicembre in libreria, è diventato molto di più. Nelle oltre cinquecento pagine cè il racconto di unavventura durata tredici anni, quella del capannone di Spaziomusica a Pavia.
Ma cè anche un pezzo di storia della musica, la foto di unepoca e il ritratto di una generazione di pavesi e non passati di lì. Che poi stessero su o giù dal palco, importa poco. Perchè il confine non cè mai stato. Erano tutti insieme ai tempi di Spazio, lo sono nel libro. Laureati mancati, studenti di vita tra birra e musica, giovani diventati dottori e docenti nonostante le notti a Spazio, stanno accanto a Ligabue, che con la sua calligrafia scrive di Bruno, o a Gene Gnocchi che lo ricorda come unico, o Max Pezzali che lo innalza addirittura a poeta, o come Francesco Guccini al quale il Morani è rimasto nel cuore. Per non dire di Fabio Treves che firma la prefazione. Tutti egualmente testimoni di una qualche emozione avuta dalle parti di via Faruffini, tutti vicini a Daniela Bonanni nel ricordare. E lei, mettendoci tutto laffetto che aveva, ha ricucito i fili di questi racconti, incasellato storie e fotografie, biglietti di concerti, tessere politiche, recensioni, locandine e tutto ciò che potesse daiuto alla memoria.
Ma il valore del libro non sta nel fatto che ci siano tutti e tutto (e non è certo poco), ma nelle voci narranti: 278 persone che scrivono, ricordano. E ognuna racconta a modo suo, mettendo su carta ciò che gli è rimasto nel cuore, facendo ben attenzione a non scivolare nella retorica, nel lacrimevole omaggio. Così il ritratto di quel che è stata lesperienza di Spazio con "Bruno&Daniela" lo si scopre solo mettendo insieme i pezzi, assemblando le varie verità dellanimo di ogni corista di questo libro. Bisogna leggere gli americani che il blues ha portato in quel di Pavia, gli irlandesi, gli inglesi, i jazzisti venuti da tutto il mondo, ma anche le giovani band pavesi che con Bruno facevano i primi traumatizzanti sound check, occorre scorrere le pagine di manager, chitarristi e musicisti dogni sorta e livello per comprendere che valore aveva la musica a Spazio. Ma serve anche ritrovarsi (e molti lo faranno vedendosi nelle foto e recuperandosi tra le righe come si fa tra le foto ricordo dei giorni di scuola) tra i racconti, gli aneddoti, le feste, le notti di alcol, le scritte lasciate nei bagni e sui tavoli, i volantini, le tante raccolte firme passate da quelle parti. Una spaccato di storia recente, quasi a documentare chi e cosa cera a quei tempi.
Di nostalgia nel libro si può anche sorridere ricordando le birre bevute sullo zerbino, quelle mai pagate, gli amori andati e venuti, i sognatori irriducibili, i piccoli eroi locali, i suonatori per caso o per talento. Il libro, che sarà presentato ufficialmente a Pavia la prima settimana di dicembre (la data non è ancora certa) funziona a capitoli. Basta scorrerli per capire quanto sia polifonico il coro: cè il "il sound di Spazio" ci sono "quelli che lUniversità lhanno fatta di notte", "la meglio gioventù di Pavia", "quelli di Landriano-Vidigulfo-Magherno...", "quelli venuti dallOltrepo". Cè un pezzo di Pavia, cresciuto lì, che si è ripresentato allappello. Una tribù, quella di Spazio, ora sparsa per le strade della vita e per i palcoscenici del mondo ma che, a giudicare da quanto ha scritto, ha un pezzo di cuore legato al capannone di via Faruffini. E se Daniela Bonanni nel libro usa troppe volte la parola "emozioni", alla fine, bisogna dire che non lo fa mai a caso. Linda Lucini
Laltra sera a Pavia il cantautore emiliano ha regalato ai suoi fan emozioni a non finire
Guccini, concerto per un amico
Dedicato a Bruno, uomo generoso dalla lunga barba bianca
Si può assistere a un concerto di Guccini diverse volte, ma ogni volta è come se fosse la prima. Il "maestrone" ha ancora una volta incantato i suoi numerosi sostenitori con unesibizione che non ha deluso le aspettative, regalando nuove emozioni e qualche sorpresa, a cominciare dalla dedica del concerto a Bruno Morani: "un caro amico, un uomo generoso con una lunga barba bianca". Il Palazzetto ha subito riposto con un applauso sentito ed affettuoso. In un Palasport affollato di persone di ogni età, che non si sono lasciate sfuggire loccasione, Guccini ha attinto dal suo repertorio, proponendo vecchi cavalli di battaglia ma anche le canzoni del suo ultimo cd "Ritratti".
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